Appuntamenti

San Lorenzo di Baldignano veglia su Montedoglio

25/10/2007 15:50:00 Domenica scorsa, in occasione della Festa della Madonna del Rosario, la Chiesa di San Lorenzo di Baldignano ha riaperto i battenti, festeggiata da tanta gente e dalla presenza di Monsignor Giacomo Babini, padre Ugo, il Sindaco Palazzeschi, l’Assessore alla Cultura Franceschetti ed i militari della Caserma dei Carabinieri di Pieve.
Il 26 Dicembre 2004, come ogni giorno di Santo Stefano, il Vescovo Gualtiero Bassetti festeggiò insieme ai Pievani il Santo patrono. Nel pomeriggio, il Presule, accompagnato dal suo Vicario, Monsignor Giovacchino Dall’Ara, dall’arciprete pievano Don Nevio Massi, dal Sindaco Lamberto Palazzeschi e dall’Assessore alla Cultura Andrea Franceschetti, si recò a visitare le chiese di Sigliano e Baldignano, chiuse dall’epoca del grave evento sismico del 2001. “Le volontà della Diocesi e del Comune” disse “sono unanimi e forti affinché si verifichino le condizioni necessarie per la riapertura al culto di due perle di Pieve”.
Domenica scorsa, in occasione della Festa della Madonna del Rosario, la Chiesa di San Lorenzo di Baldignano ce l’ha fatta: ha riaperto i battenti, festeggiata da tanta gente e dalla presenza di Monsignor Giacomo Babini, padre Ugo, il Sindaco Palazzeschi, l’Assessore Franceschetti ed i militari della Caserma dei Carabinieri di Pieve.
La celebrazione della messa è stata allietata dalle voci del coro diretto dallo stesso Padre Ugo. Baldignano è un villaggio a 498 metri s.l.m. da cui si gode una privilegiata prospettiva del lago di Montedoglio. La chiesa parrocchiale è dedicata a San Lorenzo e presenta una originalissima cripta risalente all'XI secolo. Se ne possono ammirare alcune foto nel sito del Comune di Pieve Santo Stefano, all’indirizzo http://www.pievesantostefano.net/territorio/baldignano.php.
Una bellissima giornata quella di domenica, per la Valtiberina, per Pieve e soprattutto per le donne e gli uomini di Baldignano, capaci di mettere anima e corpo per un progetto di recupero che appariva impresa difficile, per non dire impossibile.
“La gioia è grande, ma ho nel cuore anche un altro grande auspicio” ha detto il Sindaco Palazzeschi “che il prossimo anno sia possibile festeggiare anche con Don Bruno a Sigliano”. L’Assessore alla Cultura Franceschetti ha aggiunto: “Sigliano da occidente e Baldignano da oriente continuano a vegliare, affacciate da meridione sul lago di Montedoglio, sulla potente natura e sulla potente cultura della prima valle disegnata dal Tevere”.

Il XXIII Premio dei Diari in RAI

10/7/2007 16:10:00 XXIII edizione del Premio dei Diari "Pieve-Banca Toscana": Pieve Santo Stefano torna in Rai (è la quarta volta che accade dell'inizio dell'anno!). Stavolta sono, contemporaneamente, la terza frequenza della radio nazionale ed il terzo canale TV a parlare della Città del Diario. Su RadioRai3 la differita del Premio ed in TV (Giovedì 20 Settembre) un servizio sull'evento autobiografico nazionale(www.archiviodiari.it/premiopieve2007.html):
un clic su questa notizia e poi sul link segnalato per immergersi nel ricchissimo programma 2007...

Viaggiando virtualmente alla volta della XXIII edizione del Premio dei Diari (poco badando alla forma per lasciar spazio all’enumerazione degli strategici contenuti di vita), ci si accorge che i connotati del “Pieve-Banca Toscana” si divertono a spiazzare (pur perseverando nel raccontare in piazza…). E lo fanno con intelligenza, visto l’“Omaggio alla Sicilia che animerà l’happening nazionale della scrittura autobiografica. Saverio Tutino e quelle e quelli dell’Archivio dei Diari raccontano “l’idea di leggere le pagine intime della scrittura popolare, il miracolo scaturito da una curiosità naturale, la marcia di migliaia di persone verso un archivio che contiene i ricordi personali di una vita vissuta, il conoscere altrettante anime di una cittadinanza, una popolazione di diverse epoche, il crescere nel leggere e formare in sé una persona diversa”. In mezzo a tutto questo si staglia lo scritto monumentale di un siciliano che si chiamava Rabito di cognome e Vincenzo di nome. Un “inalfabeto”, Premio Pieve nel 2000 e caso letteraio italiano nel 2007, dopo la pubblicazione, per i tipi Einaudi, curata da Luca Ricci ed Evelina Santangelo. Inoltre, l’evento stampa fulminea (Terre di Mezzo) delle memorie di Antonio Sbirziola, il siciliano emigrato in Australia che si è aggiudicato l’ultimo Premio: era proprio il caso di concepire il programma 2007 come un omaggio alla terra di Sicilia. Sabato 15, alle 21, di scena, con Rabito, il critico letterario Alberto Asor Rosa e Vincenzo Pirrotta, il celebre attore e regista teatrale siciliano. Ancora Sicilia con il Premio Città del diario 2007, quest’anno attribuito a Rita Borsellino per il suo impegno nel tenere viva la memoria delle stragi di mafia (Piazzetta delle Oche, “Via d’Amelio: la memoria della strage, il futuro dell’impegno civile”, con Rita Borsellino, sorella di Paolo, che incontra lo storico Nicola Tranfaglia e i giovani della Valtiberina). La novità di questo omaggio e, come ogni anno, un’atmosfera particolarissima da respirare, quella che anima la Città del Diario e conquista irrimediabilmente chi la raggiunge. Martedì 11 Settembre, alle 11 a Firenze, nella sede della Banca Toscana, in Palazzo Portinari Salviati, la conferenza stampa di presentazione dei finalisti e del programma. Sempre coinvolgente l’esposizione dei manoscritti più preziosi inviati nel 2007, curata da Cristina Cangi, con l’esposizione del Lenzuolo di Clelia Marchi e dei quaderni di Vincenzo Rabito. Il premio per il miglior manoscritto originale è andato a Bruno Palamenghi (“Il colonnello di Girgenti”, autobiografia 1863-1935). Venerdì 14, presso il Teatro Comunale Papini, presentazioni delle pubblicazioni curate dall’Archivio diaristico: “Il canto del Nord” è dedicato al tema dell’emigrazione italiana rappresentata attraverso la scrittura documentata nell’Archivio dei Diari; “Scenari di guerra, parole di donne” ha l’Archivio diaristico come cuore di ed è dedicato all’esperienza di guerra compiuta dalle donne. Domenica 16 Settembre, alle 10, la commissione di lettura con i diaristi della lista d’onore (lo stesso momento che accolse, nel settembre di un anno fa, l’intervento di Walter Veltroni) e alle 16,30, in Piazza Plinio Pellegrini, la manifestazione conclusiva del “Pieve-Banca Toscana”, con Guido Barbieri, Natalia Cangi, RadioRaiTre e Rita Borsellino, Premio Città del diario 2007.I contenuti di vita delle storie in finale rendono merito al lavoro incessante della commissione di lettura popolare e della giuria nazionale: partenze, raccontate per lettera, verso l’America del Sud, con obiettivi d’amore verso il proprio compagno o verso il proprio prossimo, oppure cinquecento giorni di guerra in 300 tra lettere e cartoline fino all’ultima, quella dell’8 giugno 1917, che precede di un giorno la caduta in combattimento…Tra le tante, non è possibile dimenticare “Eurobiographia”, pubblicazione multilingue che rappresenta il risultato del progetto europeo “Raccontare l’Europa” al quale hanno preso parte sette organizzazioni di quattro diversi paesi tra i quali l’Italia e la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale: Pieve Santo Stefano ci ha guadagnato anche il suo storico gemellaggio con la Città del Diario spagnola, La Roca del Vallés.Explicit doveroso col progetto “Museo del Diario”, che ha mosso i suoi primi fondamentali passi di concretizzazione Martedì 17 Luglio, in una presentazione ufficiale dei disegni dell’architetto di fama internazionale Afrodite Gallenga di fronte al Consiglio di Amministrazione della Fondazione Archivio Diaristico e ai capigruppo del Consiglio Comunale: il concreto disegno di un sogno che solo due anni fa sembrava irrealizzabile e che oggi, grazie ad una mirata e razionale task force di ricerca fondi e in virtù di un amore spropositato per Pieve Città del Diario manifestato da più parti (citiamo solo i fondamentali impegni generosamente assunti e messi sul tavolo dal Dottor Lucio Zagari), comincia, come un bimbo irrequieto e sorridente, a gattonare qua e là.

l'Arezzo Calcio in ritiro a Pieve Santo Stefano

4/7/2007 17:00:00 Pieve e i Pievani, nei mesi di luglio ed agosto, hanno accolto i campioni dell'Arezzo Calcio, in ritiro sull'erba dello Stadio Comunale. Pieve è amaranto e ama...Arezzo!
Scritto da Enzo Ghinazzi (in arte Pupo), ecco l’inno ufficiale dell’Arezzo Calcio:Quando c'è allo stadio la partita,l'aretino scorda il Saracino,gli sbandieratori,tutti quei colori,di un colore solo è la città:uno soltanto,AMARANTO! AMARANTO! AMARANTO!Arezzo cavallo rampante,Arezzo squadrone potente,Arezzo nel cuor della gente,in coro con noi canterà:in alto vessilli amaranto,Arezzo non temere che tanto,la squadra che scenderà in campo,la fine del Buratto farà!I cipressi che guardan lo stadio,le colline e le ville aretine,splendono nel sole,poi cambian colore,e veston tutta la cittàdi un bel manto,AMARANTO! AMARANTO! AMARANTO!Arezzo cavallo rampante,Arezzo squadrone potente,con te il nostro cuore per sempre,soffrire e gioire vorrà!Arezzo colore amaranto,nel cielo c'è l'eco di un canto,Arezzo non temere che tanto,per noi la più forte sei tu!

PievEventi 2007

11/4/2007 17:30:00 Primavera ed Estate cullate dalla prima valle disegnata dal Tevere. Gli appuntamenti con la Cultura, il grande Sport, la Musica, il Verde delle nostre aree protette, la Poesia, le rievocazioni storiche, le Sagre e le Fiere: l'intero ricco programma a portata di clic su calendario eventi.
Così scriveva di Pieve Santo Stefano, 90 estati fa, il 31 Agosto 1917, Giuseppe Ungaretti, Dal viale di valle: "Nettezza di montagne / risalita / nel globo / del tempo / ammansito"...
Ce n'è davvero per tutti i gusti!
Venerdì 24 Agosto, in Piazza Santo Stefano, è andata in scena la rievocazione dell’eroica resistenza opposta dai Pievani alle truppe dei Lanzichenecchi di Carlo V nel 1527 e l'8 Settembre ha visto il trionfo del Ponte Vecchio...
L’eterna primavera della prima valle disegnata dal Tevere accoglie con un benvenuto di sole.
Pieve Santo Stefano, primo ponte sotto cui scorre il fiume sacro ai destini di Roma, Croce di Guerra al Valor Militare e Città del Diario, occupa una superficie di 155 chilometri quadrati e i suoi abitanti superano le tremila unità. Prossima all’estremità orientale della provincia di Arezzo e, quindi, della regione Toscana, posta in un bacino naturale a 433 metri di altitudine sul livello del mare, è la prima conca disegnata dal fiume Tevere, che nasce pochi chilometri più a nord, a quota 1268 metri, nel versante romagnolo del monte Fumaiolo. Situata nel centro geografico della Valle Tiberina, il solo comune di Sansepolcro la separa a sud dall’Umbria, le sole circoscrizioni di Badia Tedalda e Sestino la separano ad est dalle Marche e il solo "giogo di che Tever si diserra" (Dante, Inferno, XXVII, 30) la separa a nord dall’Emilia Romagna.
Nel luglio del 1656 "fu proposto una devotione d’andare processionalmente tutto il popolo il giorno della vigilia della Natività della Madonna Santissima alla Madonna dei Lumi da durare anni dieci". Sono trascorsi quattro secoli, ma i Pievani, con immutato slancio e intatta devozione, il 7 e l’8 settembre continuano a scendere in processione.
Nel 1908 diviene cittadino pievano Giovanni Papini, che sposa una ragazza di Bulciano. Qui Papini offre ospitalità in più occasioni a Prezzolini, Soffici, Ungaretti. Nel 1984, il giornalista e scrittore Saverio Tutino partorisce l’idea dell’Archivio Diaristico Nazionale, che raccoglie migliaia fra diari, memorie ed epistolari: Pieve diventa, per l’Italia e l’Europa, la Città del Diario.
Venerdì 24 Agosto, come di consueto, è stato sontuoso il corteo in notturna dei Rioni Storici e suggestivo il momento, tanto atteso dai Pievani, del sorteggio delle disfide di semifinale del Palio dei Lumi. Un paese immerso per una notte nei colori della storia bianco-nera del Centro Paese, giallo-verde del Ponte Nuovo, rosso-nera del Ponte Vecchio, arancio-verde del Rialto. Stavolta, a far da preziosa cornice, anche il cammeo dello spettacolo di bandiera dei Cavalieri del Nobile Ordine della Contessa Matilde di Piersimoncione da Montedoglio.L’mmersione nel Rinascimento, patrocinata dal Comune di Pieve Santo Stefano, ha vissuto poi il suo secondo atto Sabato 25 Agosto, alle ore 21, quando nell’arena sabbiosa prossima allo stadio Egidio Capaccini, in notturna, si sono consumate le eroiche e storiche disfide di calcio in costume tra i quattro Rioni storici di Pieve Santo Stefano.Il Palio dei Lumi è un esempio, forse senza pari, di calcio storico, e si gioca in onore della Madonna dei Lumi che veglia da quattro secoli su Pieve e sulla prima valle disegnata dal Tevere. La finale, prevista proprio per il giorno della festa della Madonna, l’8 settembre, quest'anno ha visto trionfare nel Palio dei Lumi il Ponte Vecchio sul CentroPaese.Il valore del Centro Paese, la virtù del Ponte Nuovo, la forza del Ponte Vecchio, l’orgoglio del Rialto si sono sfidate, senza alcuna esclusione di colpi.

Italia 1945-2007: LXII della Liberazione

10/4/2007 17:00:00 Pieve Santo Stefano celebra il 25 aprile. Dalle 16, le Logge del Grano accoglieranno l'incontro con la scrittrice Silvia Di Natale e le letture di brani dal suo ultimo romanzo, L'ombra del cerro (sul sito di Feltrinelli, clicca sugli appuntamenti con le autrici e gli autori), che ha per tema la Resistenza sull'Appennino tosco-romagnolo". Poi, il corteo sfilerà fino a raggiungere il monumento ai caduti, immerso nei giardini pubblici alla confluenza dell'Ancione nel Tevere.
Silvia Di Natale...
nasce a Genova nel 1951 e si trasferisce nel 1975 in Germania, prima a Monaco, dove insegna nei corsi per lavoratori italiani ed è assistente alla cattedra di Sociologia dei paesi in via di sviluppo, poi a Ratisbona. Come sociologa ha condotto ricerche sui braccianti dell’Andalusia, sui pastori sardi e sull’aggressività giovanile. Ha fatto ricerca all’Università di Monaco, Ratisbona e Hildesheim ed è stata presidente del "Consiglio degli stranieri" del comune di Ratisbona.
Attualmente vive tra Ratisbona e Sestino (AR).L'ombra del cerro...I tempestosi anni della resistenza partigiana. Il coraggio della lotta, il caos della guerra, la passione per la vita. Il ruolo delle donne. Vite e amori si intrecciano sullo sfondo della lotta per la libertà. Un grande racconto popolare che evoca vicende fondamentali per la costruzione della memoria del nostro paese. Ombre. Le ombre dei cerri sull’Appennino tosco-romagnolo. L’ombra della Linea Gotica. Le ombre che coprono gli spostamenti dei partigiani, nascosti nei boschi e pronti a sferrare l’attacco definitivo contro gli occupanti. Sono i giorni decisivi che seguono l’otto settembre ’43. L’Italia è un paese allo sbando. Si combatte per mettere fine a un conflitto. E si combatte casa per casa, paese per paese. I destini di molti si incrociano. Il romanzo fa perno intorno alla vicenda di Solidea e Rinaldo e al loro amore. Che è appena cominciato quando lui entra nelle fila partigiane, e lei deve difendersi dall’ingiuria della violenza: catturata dai fascisti, per salvarsi la vita, Solidea diventa l’amante di un ufficiale tedesco. La storia di Solidea e Rinaldo, destinata a drammatici sviluppi, si incrocia con quella di altre coppie (Passatore, capo partigiano, e la sua impavida compagna Zoraide, la timida Ortensia e il soldato russo Sergej) e con quella di Don Alvaro messo di fronte a una drastica decisione per poter salvare i ragazzi dell’orfanotrofio dalla vendetta e dalla rabbia della guerra. I personaggi si moltiplicano su una scena apparentemente circoscritta che, come nei poemi antichi, diventa il mondo e finisce con il contenere tutte le storie che il mondo produce quando è ferito dalla guerra. E sono storie di rappresaglie, di sacrifici, di spie, di coraggio e di tradimenti, storie dove di volta in volta spiccano il sangue (che macchia – anche simbolicamente – il verde dei campi), la pietà dei vinti e la rabbia che nutre il sogno di un nuovo paese libero. E infatti L’ombra del cerro è soprattutto una storia di speranza. La speranza di un futuro migliore, di un paese in cui le generazioni che verranno potranno ricostruire liberamente e in pace. Silvia Di Natale, è abilissima nel cucire le storie che si accavallano contro il fondale documentatissimo della guerra partigiana. E sono soprattutto storie di donne, donne capaci di combattere, di tenere le fila del proprio destino, di fare i conti con la storia e di cambiarla.

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