Appuntamenti

PievEventi 2007

11/4/2007 17:30:00 Primavera ed Estate cullate dalla prima valle disegnata dal Tevere. Gli appuntamenti con la Cultura, il grande Sport, la Musica, il Verde delle nostre aree protette, la Poesia, le rievocazioni storiche, le Sagre e le Fiere: l'intero ricco programma a portata di clic su calendario eventi.
Così scriveva di Pieve Santo Stefano, 90 estati fa, il 31 Agosto 1917, Giuseppe Ungaretti, Dal viale di valle: "Nettezza di montagne / risalita / nel globo / del tempo / ammansito"...
Ce n'è davvero per tutti i gusti!
Venerdì 24 Agosto, in Piazza Santo Stefano, è andata in scena la rievocazione dell’eroica resistenza opposta dai Pievani alle truppe dei Lanzichenecchi di Carlo V nel 1527 e l'8 Settembre ha visto il trionfo del Ponte Vecchio...
L’eterna primavera della prima valle disegnata dal Tevere accoglie con un benvenuto di sole.
Pieve Santo Stefano, primo ponte sotto cui scorre il fiume sacro ai destini di Roma, Croce di Guerra al Valor Militare e Città del Diario, occupa una superficie di 155 chilometri quadrati e i suoi abitanti superano le tremila unità. Prossima all’estremità orientale della provincia di Arezzo e, quindi, della regione Toscana, posta in un bacino naturale a 433 metri di altitudine sul livello del mare, è la prima conca disegnata dal fiume Tevere, che nasce pochi chilometri più a nord, a quota 1268 metri, nel versante romagnolo del monte Fumaiolo. Situata nel centro geografico della Valle Tiberina, il solo comune di Sansepolcro la separa a sud dall’Umbria, le sole circoscrizioni di Badia Tedalda e Sestino la separano ad est dalle Marche e il solo "giogo di che Tever si diserra" (Dante, Inferno, XXVII, 30) la separa a nord dall’Emilia Romagna.
Nel luglio del 1656 "fu proposto una devotione d’andare processionalmente tutto il popolo il giorno della vigilia della Natività della Madonna Santissima alla Madonna dei Lumi da durare anni dieci". Sono trascorsi quattro secoli, ma i Pievani, con immutato slancio e intatta devozione, il 7 e l’8 settembre continuano a scendere in processione.
Nel 1908 diviene cittadino pievano Giovanni Papini, che sposa una ragazza di Bulciano. Qui Papini offre ospitalità in più occasioni a Prezzolini, Soffici, Ungaretti. Nel 1984, il giornalista e scrittore Saverio Tutino partorisce l’idea dell’Archivio Diaristico Nazionale, che raccoglie migliaia fra diari, memorie ed epistolari: Pieve diventa, per l’Italia e l’Europa, la Città del Diario.
Venerdì 24 Agosto, come di consueto, è stato sontuoso il corteo in notturna dei Rioni Storici e suggestivo il momento, tanto atteso dai Pievani, del sorteggio delle disfide di semifinale del Palio dei Lumi. Un paese immerso per una notte nei colori della storia bianco-nera del Centro Paese, giallo-verde del Ponte Nuovo, rosso-nera del Ponte Vecchio, arancio-verde del Rialto. Stavolta, a far da preziosa cornice, anche il cammeo dello spettacolo di bandiera dei Cavalieri del Nobile Ordine della Contessa Matilde di Piersimoncione da Montedoglio.L’mmersione nel Rinascimento, patrocinata dal Comune di Pieve Santo Stefano, ha vissuto poi il suo secondo atto Sabato 25 Agosto, alle ore 21, quando nell’arena sabbiosa prossima allo stadio Egidio Capaccini, in notturna, si sono consumate le eroiche e storiche disfide di calcio in costume tra i quattro Rioni storici di Pieve Santo Stefano.Il Palio dei Lumi è un esempio, forse senza pari, di calcio storico, e si gioca in onore della Madonna dei Lumi che veglia da quattro secoli su Pieve e sulla prima valle disegnata dal Tevere. La finale, prevista proprio per il giorno della festa della Madonna, l’8 settembre, quest'anno ha visto trionfare nel Palio dei Lumi il Ponte Vecchio sul CentroPaese.Il valore del Centro Paese, la virtù del Ponte Nuovo, la forza del Ponte Vecchio, l’orgoglio del Rialto si sono sfidate, senza alcuna esclusione di colpi.

Italia 1945-2007: LXII della Liberazione

10/4/2007 17:00:00 Pieve Santo Stefano celebra il 25 aprile. Dalle 16, le Logge del Grano accoglieranno l'incontro con la scrittrice Silvia Di Natale e le letture di brani dal suo ultimo romanzo, L'ombra del cerro (sul sito di Feltrinelli, clicca sugli appuntamenti con le autrici e gli autori), che ha per tema la Resistenza sull'Appennino tosco-romagnolo". Poi, il corteo sfilerà fino a raggiungere il monumento ai caduti, immerso nei giardini pubblici alla confluenza dell'Ancione nel Tevere.
Silvia Di Natale...
nasce a Genova nel 1951 e si trasferisce nel 1975 in Germania, prima a Monaco, dove insegna nei corsi per lavoratori italiani ed è assistente alla cattedra di Sociologia dei paesi in via di sviluppo, poi a Ratisbona. Come sociologa ha condotto ricerche sui braccianti dell’Andalusia, sui pastori sardi e sull’aggressività giovanile. Ha fatto ricerca all’Università di Monaco, Ratisbona e Hildesheim ed è stata presidente del "Consiglio degli stranieri" del comune di Ratisbona.
Attualmente vive tra Ratisbona e Sestino (AR).L'ombra del cerro...I tempestosi anni della resistenza partigiana. Il coraggio della lotta, il caos della guerra, la passione per la vita. Il ruolo delle donne. Vite e amori si intrecciano sullo sfondo della lotta per la libertà. Un grande racconto popolare che evoca vicende fondamentali per la costruzione della memoria del nostro paese. Ombre. Le ombre dei cerri sull’Appennino tosco-romagnolo. L’ombra della Linea Gotica. Le ombre che coprono gli spostamenti dei partigiani, nascosti nei boschi e pronti a sferrare l’attacco definitivo contro gli occupanti. Sono i giorni decisivi che seguono l’otto settembre ’43. L’Italia è un paese allo sbando. Si combatte per mettere fine a un conflitto. E si combatte casa per casa, paese per paese. I destini di molti si incrociano. Il romanzo fa perno intorno alla vicenda di Solidea e Rinaldo e al loro amore. Che è appena cominciato quando lui entra nelle fila partigiane, e lei deve difendersi dall’ingiuria della violenza: catturata dai fascisti, per salvarsi la vita, Solidea diventa l’amante di un ufficiale tedesco. La storia di Solidea e Rinaldo, destinata a drammatici sviluppi, si incrocia con quella di altre coppie (Passatore, capo partigiano, e la sua impavida compagna Zoraide, la timida Ortensia e il soldato russo Sergej) e con quella di Don Alvaro messo di fronte a una drastica decisione per poter salvare i ragazzi dell’orfanotrofio dalla vendetta e dalla rabbia della guerra. I personaggi si moltiplicano su una scena apparentemente circoscritta che, come nei poemi antichi, diventa il mondo e finisce con il contenere tutte le storie che il mondo produce quando è ferito dalla guerra. E sono storie di rappresaglie, di sacrifici, di spie, di coraggio e di tradimenti, storie dove di volta in volta spiccano il sangue (che macchia – anche simbolicamente – il verde dei campi), la pietà dei vinti e la rabbia che nutre il sogno di un nuovo paese libero. E infatti L’ombra del cerro è soprattutto una storia di speranza. La speranza di un futuro migliore, di un paese in cui le generazioni che verranno potranno ricostruire liberamente e in pace. Silvia Di Natale, è abilissima nel cucire le storie che si accavallano contro il fondale documentatissimo della guerra partigiana. E sono soprattutto storie di donne, donne capaci di combattere, di tenere le fila del proprio destino, di fare i conti con la storia e di cambiarla.

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